Testi: Lettera di Clemente Romano ai Corinti, capp. 42-44; 61
Ricordiamo anzitutto che la lettera è scritta dal Papa di Roma Clemente, terzo nella successione di san Pietro e da lui ordinato sacerdote, secondo la testimonianza di Ireneo. Il Papa scrive a nome della Chiesa di Roma, come risulta in particolare dalla conclusione della lettera. La data è 96/98, alla fine dell’impero di Domiziano; sono gli anni in cui Giovanni compone l’Apocalisse.
Nell’analisi di tutta la lettera si nota sia la presenza di molti riferimenti al mondo classico greco e romano, sia il riferimento autorevole all’Antico Testamento, in un testo rivolto ad una chiesa recente di origine pagana.
Vale la pena di rileggere le due lettere di Paolo ai Corinti per comprendere la storia dell’evangelizzazione di quella comunità, i rapporti con Paolo e i problemi interni.
Si suggerisce di leggere il commento a questa lettera di Papa Benedetto XVI.
I passi scelti (capp. 42-44) riguardano la vicenda della cacciata da Corinto di persone inviate da Roma come vescovi o diaconi.
Inizia la lettura dei capp. 42-44
– La citazione di Isaia 60, 17 è diversa rispetto ai Settanta: καὶ δώσω τοὺς ἄρχοντάς σου ἐν εἰρήνῃ καὶ τοὺς ἐπισκόπους σου ἐν διακαιοσύνῃ. Mi era già capitato leggendo Clemente Alessandrino di trovare diverse varianti dei Settanta o della traduzione del testo ebraico. Probabilmente esistevano varianti diffuse nella cerchia di appartenenza, o forse qui Clemente ha forzato il passaggio introducendo i diaconi.
In ogni caso nel testo di Isaia ἐπίσκοπος significa ‘sorvegliante’, qui è forzato il senso di ‘vescovo’. Del testo citato resta il valore della giustizia, ma Clemente aggiunge la fede.
Il tema della fede ritorna più volte, ad esempio nella definizione dei futuri o potenziali discepoli come τῶν μελλόντων πιστεύειν.
– Che cosa significa ἡμίν? ‘per noi’ e indica scopo o vantaggio.
– εὐηγγελίσθησαν è passivo? più avanti appare al medio εὐαγγελιζόμενοι. Al medio significa ‘predicando la buona novella’, al passivo ‘ricevettero la buona novella’
– C’è una successione degli annunci ribadita in due frasi e incentrata su ἀπό: gli apostoli ricevono l’annuncio da parte di Cristo, Cristo da parte del Padre. La ripetizione è rafforzata da ἀμφότερα.
La ripetizionefa venire in mente il Prologo di Giovanni, con l’insistenza sul rapporto fra il Verbo e il Padre.
– La successione degli annunci avviene ‘in ordine’ secondo la volontà di Dio.
– E’ un’epoca in cui l’autorità deve essere ancora chiarita, in particolare il primato di Pietro si sta costituendo, come ricorda anche la prof. Sordi. L’idea del rafforzare, stabilire si precisa nei composti di ἵστημι, καθίστανον e κατέστησαν
– Da che verbo viene καθίστανον? è un raro doppione di καθίστημι, imperfetto.
– Differenza fra πιστωθέντες ‘confermati nella fede’ e πιστευθέντες ‘a cui era stato affidato’ da Dio il compito.
– Kατὰ χώρας: il valore distributivo della preposizione denota la cura e l’organizzazione dell’evangelizzazione; viene rilevata l’attenzione con cui si scelgono vescovi e diaconi; la docimasìa era propria dell’organizzazione politica.
– Ἀπαρχάς è variamente interpretato, ad esempio il testo della Loeb traduce their first converts, ma il riferimento è al senso ebraico di ‘primizie’, cioè il meglio del raccolto che viene offerto a Dio, la ‘porzione di Dio’ (Filone). Quindi non sono fatti vescovi e diaconi i primi convertiti di ogni regione, ma quelli valutati come migliori.
– Il contenuto dell’annuncio è la futura venuta del regno di Dio: si può considerare un annuncio di tipo apocalittico? ma anche nei Vangeli è annunciato il regno di Dio.
– Μέλλω è costruito due volte con l’infinito presente, mentre nel cap. 43 è costruito coll’infinito futuro in dipendenza da προῄδει: la previsione di Mosè, il suo ‘sapere prima’ introduce l’accadimento futuro. Νon è chiaro se c’è sostanziale differenza nella reggenza di μέλλω: il Rocci dà più frequente l’infinito futuro, meno frequente il presente, ma riporta anche esempi con l’infinito aoristo.
– Subito prima di questo episodio biblico c’è una precedente discordia che provoca moltissimi morti per punizione. E’ chiaro che la discordia genera morte, ma qui Clemente non ritiene di insistere citando l’episodio. La questione riguarda comunque una discordia: ζήλου, σταζιασουσῶν, come più avanti ἔρις a proposito dei fatti di Corinto. E’ interessante notare come sia nell’AT sia nei primi anni della Chiesa vi siano dissensi e discordie, sembra consolante per noi.
– Mosè sa già come finirà, e che il prescelto sarà Aronne, ma vuole la conferma di Dio, perché non vi sia disordine nel popolo (ἀκαταστασìα). Mosè è detto πιστὸς θεράπων di Dio: conta anche qui la fede e la fedeltà agli ordini ricevuti
– ὅπου che valore ha? Significa ‘giacché, infatti’: è originariamente un nesso relativo come il latino quare.
– Il perfetto βεβλαστηκυῖα indica l’irrevocabilità del fatto: la verga è germogliata; l’aggiunta dei frutti è invece al participio presente. Il verbo βλαστάνω ha abitualmente valore transitivo all’aoristo sigmatico (‘far germogliare’), intransitivo all’aoristo tematico (‘germogliare’). Qui invece ha significato intransitivo l’aoristo sigmatico.
– Che cos’è la Tenda della testimonianza dove avviene il miracolo delle verghe? Ne parla Giuseppe Flavio in AG 4, 4. In realtà il testo biblico (Num. 17) dice Nella tenda del convegno davanti alla Testimonianza. La tenda del convegno era il luogo di raduno, la Testimonianza è l’arca dell’alleanza, dove sarà poi racchiusa anche la verga fiorita di Aronne. La citazione dell’episodio biblico ha la forma di un racconto retorico e termina con amen come una preghiera.
– Il cap. 43 è ricco di termini mutuati dal lessico politico, come già si era visto per δοκιμασία· πολιτευομένους, λειτουργία, τετιμημένης. La stessa parola φυλή (e φύλαρχος) è tratta dalla vita politica ateniese.
– Si nota il passaggio culturale.
– La fiducia nei ministri di Dio si basa sul giudizio comune (συν-) e sulla testimonianza stabile (uso dei perfetti).
– Fra le qualità c’è la ταπεινοφροσύνη, che ha assunto significato positivo (‘umiltà’). Vedi Eph. 4, 2.
– La morte è vista come un sonno (κοιμηθῶσιν).
– Εὐλαβοῦνται: propriamente ‘guardarsi da, essere prudenti’; qui assume il senso e la costruzione di ‘temere’.
– Nell’ultima frase del capitolo contrappone noi e voi: noi (la Chiesa di Roma) vediamo che voi (la Chiesa di Corinto) avete sbagliato
Leggiamo il cap. 61
– Prima preghiera per i capi politici dopo il NT. Ha l’aspetto di una preghiera liturgica, forse da usare nelle preghiere comuni.
– Teniamo conto dell’epoca di persecuzioni, quando Giovanni scrive l’Apocalisse.
– Tutto il potere viene da Dio.
– L’elenco di caratteristiche richieste per il buon governante ricorda il De Clementia di Seneca.
– Anche διεύθυνον è termine del lessico politico greco.
– ἐνώπιον: è aggettivo? più probabilmente avverbio
– καλὸν καὶ εὐάρεστον: l’idea del ‘piacere a Dio’ è una citazione biblica e si trova spesso in Clemente Alessandrino, così come il definire Cristo ‘sommo sacerdote’.
– La preghiera assume un significato cristologico e un respiro cosmico (commento di Benedetto XVI).
– διέπω nel senso di ‘amministrare’ è di uso prevalentemente poetico.